Rifiuti: firmato un protocollo per la tutela della salute pubblica

A  Caserta è stato firmato in prefettura il Protocollo d'Intesa sulla Terra dei Fuochi. Il governo mette in campo un "piano di azione contro i roghi nella Terra dei Fuochi" ciò dimostra la "particolare sensibilità e determinazione del governo nel contrastare il fenomeno delle discariche abusive e degli incendi dolosi. 


Luigi Di Maio conferma con le sue parole ciò che è noto:  "Caserta e molte zone della Campania per anni sono state ricettacolo di rifiuti di altre Regioni e di altri Stati, è ' un giorno importante, inizia un percorso interministeriale e con la Regione Campania per fermare i roghi della Terra dei Fuochi.  Nessuno crede più che la combustione seriale sia un caso. Un fenomeno che quando viene represso si sposta in altri luoghi".
“La Terra dei Fuochi ci piacerebbe chiamarla Terra dei Cuori. Oggi firmiamo un protocollo per contrastare il fenomeno delle discariche abusive, gli incendi dolosi e i traffici sui rifiuti”, ha detto  Conte.

Ci piace questa notizia ma che dire di altre zone dell'Italia? La raccolta differenziata aiuta?

Paradossalmente, la raccolta differenziata è  una delle cause  della  situazione di stallo nella gestione dei rifiuti. In Italia se ne fa sempre di più – nel giro dieci anni si è passati dal 28,5 per cento del 2006 al 52,5 per cento del 2016 – ma succede che spesso venga fatta male, mischiando rifiuti che non andrebbero messi insieme. Gli impianti di riciclo che ricevono questi rifiuti dividono quelli riciclabili da quelli non riciclabili, e finiscono per riempirsi di materiale di scarto da avviare a smaltimento.
Inoltre  se ne fa troppa rispetto alla domanda del mercato. I materiali derivati dal riciclo hanno sempre meno spazio sul mercato, e quello che non si riesce a vendere si prova a mandarlo in discariche o inceneritori. Quando questi ultimi sono pieni, la plastica che non riesce a finire negli inceneritori viene accumulata dai riciclatori che non trovano acquirenti del prodotto finito, con un rischio grande di incidenti. Oppure finisce in mano alla malavita, che riempie di plastica di capannoni che bruciano.
La soluzione sarebbe la costruzione di più impianti, ma negli anni amministrazioni locali e proteste dei cittadini hanno rallentato l’espansione, chiedendo in molti casi la chiusura degli impianti esistenti. Una vera ostilità della popolazione  per la preoccupazione dei loro effetti negativi sulla salute o sul territorio.

Un vecchio detto dice che si chiude una porta, si apre un portone. Per questioni di tali grandezza invece, a ogni spiraglio di luce si cerca di contrastare delle profonde tenebre fatte di incuria e decenni di soluzioni tamponamento. Speriamo di darvi al più presto delle notizie che siano più ottimistiche ma soprattutto realizzabili in tempi brevi.

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